
Campus Data Center al posto dell'ex Novaceta di Magenta: Namira SGR, soggetto promotore, vuole sgomberare il campo da dubbi e timori. «A disposizione per un incontro pubblico»
«Desideriamo fornire alcune informazioni per rispondere alle legittime richieste e domande emerse nel dibattito pubblico che si è aperto nella città di Magenta»
Namira SGR è una società di gestione del risparmio autorizzata da Banca d’Italia e vigilata dalla stessa e dalla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), specializzata nella strutturazione, costituzione e gestione di fondi di investimento alternativi immobiliari e di credito, chiusi e riservati, e che si rivolge prevalentemente ad investitori istituzionali. Per quanto ci riguarda più da vicino, Namira SGR è il promotore del Campus Data Center che il Comune di Magenta ha annunciato essere destinato a sorgere su gran parte dell’immensa area ex Novaceta e intorno al quale, dentro e fuori gli ambiti politico-istituzionali e amministrativi della città, si è acceso il dibattito e soprattutto nel corso dell’assemblea pubblica della scorsa settimana si sono puntati i riflettori su criticità e rischi possibili legati, secondo taluni, al progetto in questione.
Proprio dall’ufficio stampa di Namira SGR ecco di seguito quelle che vengono indicate come «le principali linee guida che hanno ispirato e ispirano il progetto presso l’area ex-Novaceta di Magenta». Linee guida che vengono illustrate come segue. Per prima cosa, «un Campus Data Center progettato dal punto di vista tecnologico e urbanistico secondo avanzati standard di qualità e best practice internazionali, conforme alle normative nazionali e regionali in materia ambientale e sanitaria e rispettoso dei dettami del Piano di Governo del Territorio comunale e provinciale»; in secondo luogo, «un ampio gruppo di lavoro internazionale, che porta in dote l’esperienza maturata su scala globale in infrastrutture tecnologiche complesse, con la sostenibilità come punto centrale della progettazione (questo know-how, acquisito ad esempio in Paesi come Germania, Regno Unito, Spagna, Francia, Danimarca, Olanda, Finlandia, notoriamente sensibili ai temi ambientali, garantisce l'adozione delle più aggiornate soluzioni ingegneristiche oggi esistenti per questo genere di infrastrutture)»; terzo aspetto, «un’area storicamente industriale, abbandonata da decenni e gravemente inquinata, bonificata e messa in sicurezza, con una significativa porzione di essa restituita alla città per utilizzi pubblici e sociali»; quarta caratteristica, «l’attivazione - a differenza di quanto fatto da altri operatori per progetti analoghi - della procedura pubblica nazionale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA, tuttora in corso) a garanzia del massimo livello di trasparenza e partecipazione durante la fase di autorizzazione dell’opera, con il Piano Attuativo e la Convenzione Urbanistica del Comune di Magenta che realizzeranno soltanto quanto disposto nel decreto di VIA»; quinto ed ultimo elemento a costituire un ulteriore “pilastro”, «un progetto che affronta in modo organico i principali profili ambientali, prevedendo soluzioni sostenibili finalizzate a ridurre gli impatti energetici, tutelare le risorse idriche e contenere le emissioni entro i limiti di legge, e che ha anticipato i nuovi indirizzi nazionali e regionali in materia di Data Center».

Tutto ciò detto, ecco che Namira SGR, dopo aver ricordato che «fin dal 2020 si è operato con la massima trasparenza nei confronti dei numerosi Enti e Istituzioni con cui si è formalmente interloquito e che tutti gli atti e i documenti progettuali sono pubblici e già liberamente consultabili», in qualità di promotore «desidera fornire alcune informazioni per rispondere alle legittime richieste e domande emerse nel dibattito pubblico che si è aperto nella città di Magenta e rinnova la disponibilità ad una presentazione pubblica e di dettaglio del progetto, una volta che sarà stata definita e conclusa la procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Durante tale procedura, infatti, le soluzioni progettuali ipotizzate non possono considerarsi definitive, ma sono soggette a interventi di modifica funzionali a recepire le indicazioni dei numerosi Enti pubblici coinvolti».
Le rassicurazioni ad opera di Namira proseguono nell’illustrare i contenuti della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, la quale, secondo quanto riportato nella comunicazione del soggetto promotore del Campus Data Center ex Novaceta, prevede infatti «che tutti gli aspetti sanitari, paesaggistici e ambientali dell’intervento siano analizzati e valutati da enti indipendenti preposti dalla legge alla tutela dell’interesse pubblico, quali il MASE, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il Ministero della Cultura e Soprintendenze, il Ministero della Salute insieme a Istituto Superiore di Sanità e ASL locali, la Commissione Tecnica di verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS (organismo indipendente tecnico scientifico all’interno del MASE) e inoltre Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, ARPA Lombardia, Comune di Magenta, Parco Lombardo della Valle del Ticino, ANAS, Vigili del Fuoco, il gestore delle rete elettrica di trasmissione nazionale in alta tensione, ATO e Gruppo CAP». Namira aggiunge inoltre che, «in piena trasparenza, viene svolta anche la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) condotta insieme con la VIA dall'Istituto Superiore di Sanità, che verifica sulla base di precisi protocolli scientifici l'assenza di ricadute negative sulla salute pubblica. E del resto è nella logica della procedura di VIA stessa che le autorità e gli enti coinvolti chiedano chiarimenti e integrazioni – come sta già avvenendo – ai quali il gruppo di lavoro del progetto fornirà le dovute risposte e soluzioni».
A questo punto, Namira SGR si addentra in alcuni aspetti specifici che sono poi in buona parte quelli emersi, in modo critico e non senza preoccupazioni, nel corso dell’assemblea della scorsa settimana e più in generale nell’ambito del dibattito che corre sopratutto nelle chat pubbliche e private.

Primo aspetto, quello dell’energia elettrica e della relativa rete cittadina che, viene prospettato, non subirà alcun impatto negativo: «Si fa presente - scrivono da Namira - che la potenza richiesta dal Campus era già disponibile presso la Sottostazione di Magenta; il Campus Data Center non sarà collegato alla rete di distribuzione locale ma sarà alimentato tramite una connessione diretta in alta tensione alla Rete elettrica di Trasmissione Nazionale tramite la vicina Sottostazione elettrica già esistente; nessun rischio blackout, dunque, potrà essere ricondotto all’esercizio dell’infrastruttura, mentre il progetto prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico on-site, capace di contribuire al fabbisogno energetico del Campus attraverso l'autoproduzione di energia rinnovabile, alla quale Namira inoltre garantirà, ove possibile, l'accesso diretto, con un progetto predisposto per l’integrazione nella possibile futura rete di teleriscaldamento».
Seconda questione, il fatto che il sistema di raffrescamento non andrà ad utilizzare l’acqua di falda e che pertanto le risorse idriche della città saranno tutelate: «Il committente, insieme con la squadra tecnica - scrivono da Namira - recependo le sensibilità e le esigenze ambientali che siffatti progetti esigono, ha analizzato e poi scartato ogni soluzione che prevedesse l'utilizzo di acqua di falda o da acquedotto per il raffreddamento. Per un’ulteriore riduzione dell’utilizzo di acqua potabile, è stato inoltre previsto il riuso delle acque meteoriche per l’irrigazione e per i servizi igienici».
Quanto al delicato tema delle emissioni, gli autori del comunicato assicurano che si manterranno entro le soglie di legge, a tutela di lavoratori e abitanti delle zone limitrofe: «Il progetto - spiegano - non potrà che operare nel pieno rispetto dei limiti imposti dalla normativa in materia di emissioni, in primis per tutelare i futuri lavoratori del Campus. Le stesse tutele si estenderanno di conseguenza anche a tutti gli abitanti delle zone limitrofe. Infatti, i generatori di emergenza, dotati di sistemi di Riduzione Catalitica Selettiva per l'abbattimento delle emissioni, sono normalmente spenti e si attiveranno in caso di temporanee interruzioni della fornitura di corrente elettrica per garantire continuità di esercizio dell’impianto.

Anche le emissioni acustiche dell’impianto rispetteranno i limiti di legge, sia a tutela dei futuri operatori sia delle abitazioni limitrofe. E per quanto riguarda l’Istituto “Einaudi”, che si trova a circa 200 metri e al di là della ferrovia rispetto al sito, il progetto prevede specifici accorgimenti tecnici fonoassorbenti a garanzia del pieno rispetto dei limiti più stringenti dettati dalla normativa per le aree sensibili, come appunto le scuole. Inoltre, per quanto riguarda i livelli delle emissioni elettromagnetiche, essi saranno rigorosamente entro i limiti della legge nazionale, più stringenti di quelli prescritti dalla normativa europea. Infine, il progetto prevede misure di mitigazione preventive, come ad esempio l'impiego di coperture dai colori chiari, insieme a una pianificazione studiata delle aree verdi previste sia perimetralmente sia internamente all’area».
L’ultimo tema toccato da Namira SGR è quello della rigenerazione dell’area abbandonata, nonché dei controlli di ARPA e ATS: «L’area ex-Novaceta era un sito industriale dismesso (brownfield) da anni in stato di abbandono, interessato da fenomeni di degrado e dalla presenza di materiali pericolosi e inquinanti. È attualmente ancora oggetto di un’imponente opera di bonifica integrale, che terminerà nel 2027. L’intervento di bonifica è condotto con l’approvazione preventiva di ARPA e ATS, che controllano e supervisionano ogni fase dei lavori e le relative analisi sui valori».
16/06/2026 - Redazione
Proprio dall’ufficio stampa di Namira SGR ecco di seguito quelle che vengono indicate come «le principali linee guida che hanno ispirato e ispirano il progetto presso l’area ex-Novaceta di Magenta». Linee guida che vengono illustrate come segue. Per prima cosa, «un Campus Data Center progettato dal punto di vista tecnologico e urbanistico secondo avanzati standard di qualità e best practice internazionali, conforme alle normative nazionali e regionali in materia ambientale e sanitaria e rispettoso dei dettami del Piano di Governo del Territorio comunale e provinciale»; in secondo luogo, «un ampio gruppo di lavoro internazionale, che porta in dote l’esperienza maturata su scala globale in infrastrutture tecnologiche complesse, con la sostenibilità come punto centrale della progettazione (questo know-how, acquisito ad esempio in Paesi come Germania, Regno Unito, Spagna, Francia, Danimarca, Olanda, Finlandia, notoriamente sensibili ai temi ambientali, garantisce l'adozione delle più aggiornate soluzioni ingegneristiche oggi esistenti per questo genere di infrastrutture)»; terzo aspetto, «un’area storicamente industriale, abbandonata da decenni e gravemente inquinata, bonificata e messa in sicurezza, con una significativa porzione di essa restituita alla città per utilizzi pubblici e sociali»; quarta caratteristica, «l’attivazione - a differenza di quanto fatto da altri operatori per progetti analoghi - della procedura pubblica nazionale di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA, tuttora in corso) a garanzia del massimo livello di trasparenza e partecipazione durante la fase di autorizzazione dell’opera, con il Piano Attuativo e la Convenzione Urbanistica del Comune di Magenta che realizzeranno soltanto quanto disposto nel decreto di VIA»; quinto ed ultimo elemento a costituire un ulteriore “pilastro”, «un progetto che affronta in modo organico i principali profili ambientali, prevedendo soluzioni sostenibili finalizzate a ridurre gli impatti energetici, tutelare le risorse idriche e contenere le emissioni entro i limiti di legge, e che ha anticipato i nuovi indirizzi nazionali e regionali in materia di Data Center».

Tutto ciò detto, ecco che Namira SGR, dopo aver ricordato che «fin dal 2020 si è operato con la massima trasparenza nei confronti dei numerosi Enti e Istituzioni con cui si è formalmente interloquito e che tutti gli atti e i documenti progettuali sono pubblici e già liberamente consultabili», in qualità di promotore «desidera fornire alcune informazioni per rispondere alle legittime richieste e domande emerse nel dibattito pubblico che si è aperto nella città di Magenta e rinnova la disponibilità ad una presentazione pubblica e di dettaglio del progetto, una volta che sarà stata definita e conclusa la procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Durante tale procedura, infatti, le soluzioni progettuali ipotizzate non possono considerarsi definitive, ma sono soggette a interventi di modifica funzionali a recepire le indicazioni dei numerosi Enti pubblici coinvolti».
Le rassicurazioni ad opera di Namira proseguono nell’illustrare i contenuti della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, la quale, secondo quanto riportato nella comunicazione del soggetto promotore del Campus Data Center ex Novaceta, prevede infatti «che tutti gli aspetti sanitari, paesaggistici e ambientali dell’intervento siano analizzati e valutati da enti indipendenti preposti dalla legge alla tutela dell’interesse pubblico, quali il MASE, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il Ministero della Cultura e Soprintendenze, il Ministero della Salute insieme a Istituto Superiore di Sanità e ASL locali, la Commissione Tecnica di verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS (organismo indipendente tecnico scientifico all’interno del MASE) e inoltre Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, ARPA Lombardia, Comune di Magenta, Parco Lombardo della Valle del Ticino, ANAS, Vigili del Fuoco, il gestore delle rete elettrica di trasmissione nazionale in alta tensione, ATO e Gruppo CAP». Namira aggiunge inoltre che, «in piena trasparenza, viene svolta anche la Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) condotta insieme con la VIA dall'Istituto Superiore di Sanità, che verifica sulla base di precisi protocolli scientifici l'assenza di ricadute negative sulla salute pubblica. E del resto è nella logica della procedura di VIA stessa che le autorità e gli enti coinvolti chiedano chiarimenti e integrazioni – come sta già avvenendo – ai quali il gruppo di lavoro del progetto fornirà le dovute risposte e soluzioni».
A questo punto, Namira SGR si addentra in alcuni aspetti specifici che sono poi in buona parte quelli emersi, in modo critico e non senza preoccupazioni, nel corso dell’assemblea della scorsa settimana e più in generale nell’ambito del dibattito che corre sopratutto nelle chat pubbliche e private.

Primo aspetto, quello dell’energia elettrica e della relativa rete cittadina che, viene prospettato, non subirà alcun impatto negativo: «Si fa presente - scrivono da Namira - che la potenza richiesta dal Campus era già disponibile presso la Sottostazione di Magenta; il Campus Data Center non sarà collegato alla rete di distribuzione locale ma sarà alimentato tramite una connessione diretta in alta tensione alla Rete elettrica di Trasmissione Nazionale tramite la vicina Sottostazione elettrica già esistente; nessun rischio blackout, dunque, potrà essere ricondotto all’esercizio dell’infrastruttura, mentre il progetto prevede la realizzazione di un impianto fotovoltaico on-site, capace di contribuire al fabbisogno energetico del Campus attraverso l'autoproduzione di energia rinnovabile, alla quale Namira inoltre garantirà, ove possibile, l'accesso diretto, con un progetto predisposto per l’integrazione nella possibile futura rete di teleriscaldamento».
Seconda questione, il fatto che il sistema di raffrescamento non andrà ad utilizzare l’acqua di falda e che pertanto le risorse idriche della città saranno tutelate: «Il committente, insieme con la squadra tecnica - scrivono da Namira - recependo le sensibilità e le esigenze ambientali che siffatti progetti esigono, ha analizzato e poi scartato ogni soluzione che prevedesse l'utilizzo di acqua di falda o da acquedotto per il raffreddamento. Per un’ulteriore riduzione dell’utilizzo di acqua potabile, è stato inoltre previsto il riuso delle acque meteoriche per l’irrigazione e per i servizi igienici».
Quanto al delicato tema delle emissioni, gli autori del comunicato assicurano che si manterranno entro le soglie di legge, a tutela di lavoratori e abitanti delle zone limitrofe: «Il progetto - spiegano - non potrà che operare nel pieno rispetto dei limiti imposti dalla normativa in materia di emissioni, in primis per tutelare i futuri lavoratori del Campus. Le stesse tutele si estenderanno di conseguenza anche a tutti gli abitanti delle zone limitrofe. Infatti, i generatori di emergenza, dotati di sistemi di Riduzione Catalitica Selettiva per l'abbattimento delle emissioni, sono normalmente spenti e si attiveranno in caso di temporanee interruzioni della fornitura di corrente elettrica per garantire continuità di esercizio dell’impianto.

Anche le emissioni acustiche dell’impianto rispetteranno i limiti di legge, sia a tutela dei futuri operatori sia delle abitazioni limitrofe. E per quanto riguarda l’Istituto “Einaudi”, che si trova a circa 200 metri e al di là della ferrovia rispetto al sito, il progetto prevede specifici accorgimenti tecnici fonoassorbenti a garanzia del pieno rispetto dei limiti più stringenti dettati dalla normativa per le aree sensibili, come appunto le scuole. Inoltre, per quanto riguarda i livelli delle emissioni elettromagnetiche, essi saranno rigorosamente entro i limiti della legge nazionale, più stringenti di quelli prescritti dalla normativa europea. Infine, il progetto prevede misure di mitigazione preventive, come ad esempio l'impiego di coperture dai colori chiari, insieme a una pianificazione studiata delle aree verdi previste sia perimetralmente sia internamente all’area».
L’ultimo tema toccato da Namira SGR è quello della rigenerazione dell’area abbandonata, nonché dei controlli di ARPA e ATS: «L’area ex-Novaceta era un sito industriale dismesso (brownfield) da anni in stato di abbandono, interessato da fenomeni di degrado e dalla presenza di materiali pericolosi e inquinanti. È attualmente ancora oggetto di un’imponente opera di bonifica integrale, che terminerà nel 2027. L’intervento di bonifica è condotto con l’approvazione preventiva di ARPA e ATS, che controllano e supervisionano ogni fase dei lavori e le relative analisi sui valori».
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