POLITICI, STILE, COERENZA...

05/02/2021 - Adele Ferrari

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo il tentativo fallito del Presidente della Camera Fico di mettere d’accordo le “teste matte” del governo dimissionario, si presenta come previsto in Tv per annunciare le decisioni che si vede costretto a prendere. Non la fa lunga: i suoi occhi rivelano sdegno e tristezza, il suo discorso è stringatissimo e le parole sono eloquenti. Mette in guardia (elencandone le ragioni) sui rischi di elezioni anticipate che Salvini e Meloni chiedono con insistenza in epoca di pandemia tutt’altro che risolta. Invita i politici a deporre le asce di guerra; in sostanza suggerendo loro di mettere da parte, almeno in questo momento estremamente critico, le troppe ambizioni e vanità (non fa i nomi di chi ha determinato la situazione di dramma in cui ci si dibatte, ma credo che tutti si sia pensato al duello Renzi-Conte). Rammenta che sono in gioco il prestigio e il futuro della nazione e delle generazioni future e che occorre far presto; di tempo se ne è perduto anche troppo senza nulla concludere. La proposta è per un governo di alto profilo. Lascia gli schermi Tv e se va con passo deciso. La concisione, la chiarezza, la verità delle sue frasi sono esemplari; altro che la logorrea (oggettivamente elegante ma soporifera) di Conte o quella (più vivace e molto più insidiosa) di Renzi! Lo stile di Sergio Mattarella, comunque si giudichi la sua presidenza, è da rimarcare. Dieci minuti dopo si sa il nome del prescelto per guidare il nuovo esecutivo: Mario Draghi. In questo mese di liti e ricatti reciproci tra i membri del Parlamento, il nome di Draghi è stato spesso evocato (da destra e da sinistra) come l’unico capace di porre fine alle odiose contese. Tutto bene, dunque. Si potrà ripartire alla grande, confidando sulle capacità e l’ingegno di un uomo universalmente stimato. Macché! Passano pochi istanti e arriva un comunicato di Salvini: “La Costituzione afferma che la Repubblica è fondata sul lavoro e che il potere appartiene al popolo”. Draghi non è gradito, non è un eletto dal popolo (ma si dimentica della considerazione di cui Draghi gode nel mondo intero e anche tra la gente comune, che non ne può più del “teatrino” dei politici in carica). Pochi attimi ancora e arrivano altre dichiarazioni. La Meloni prende apertamente posizione contro l’ex direttore della BCE, la banca europea. Crimi e Dibattista (smanioso di rimettersi in vista!) annunciano che loro e i 5 Stelle non sono d’accordo su Draghi (ora pare che stiano facendo marcia indietro: ma perché non contano fino a dieci prima di parlare?). Grandi maleducati, tutti! Per rispetto al Capo dello Stato avrebbero almeno dovuto far passare il tempo ragionevole per analizzarne la proposta, invece che gettarsi d’impeto in considerazioni negative! E che gran bugiardi, incoerenti e immemori degli auspici fatti e ripetuti nei giorni scorsi! Di colpo, da “salvatore del governo e della patria, Mario Draghi diventa un pericolo o addirittura un nemico. Ah già, ora si scopre che è un tecnocrate, potrebbe essere un secondo Monti. Ma come, i politici fino a ieri nostre guide, non erano al corrente, mentre lo invocavano, delle caratteristiche professionali di Draghi, della sua capacità (o passione) di gestire i conti? Questo è seccante? Dovrebbero magari domandarsi se altri, meglio di lui (e della squadra che lo affiancherà), potrebbero dar corpo a un Recovery plan davvero apprezzabile e da presentare alla UE in tempi brevi. In base alla prassi consolidata, Draghi ha accettato l’incarico di formare un nuovo governo “con riserva”. C’è da augurarsi che rimuova la riserva e si getti nel lavoro con l’impegno che ha dimostrato in tutti gli incarichi che ha ricoperto. Come il Presidente della Repubblica, “con stile!”