RACCONTO DI PASQUA: «CHI MI PERDONA?"

27/03/2024 - Stefano Re

Femminicidio. La parola corse da una parte all'altra della città nel giro di poco tempo, un po' come avvenne per il coronavirus e, proprio come per il covid, a tanti venne meno il respiro. La ragazza era stata ammazzata la sera prima dal giovane fidanzato, colpita a calci e pugni appena giù dal marciapiede, come un cane che, pur tentando la fuga, viene ripreso e picchiato. Il fidanzato si era dato alla macchia, ma poco dopo il confine con il Piemonte, una pattuglia dei carabinieri l'aveva fermato e portato in caserma. Non aveva opposto resistenza e con le lacrime agli occhi aveva denunciato l'omicidio. Intanto in città, le sirene delle ambulanze e delle auto di polizia e carabinieri avevano preoccupato la cittadinanza, ma solo alcuni curiosi avevano seguito il suono delle sirene e si erano portati sul luogo del delitto. I militari avevano informato le famiglie dei due ragazzi e la notte si era portata via quel poco che restava di una civiltà compromessa. Il mattino dopo, tutti sapevano cosa fosse successo, anche perché la città si era riempita di giornalisti e i telegiornali aprivano l'edizione con quella macabra notizia. Da lì erano ripresi i classici discorsi retorici che avrebbero accompagnato per due settimane la curiosità e l'emotività comune, fatti di banalità e moralismi che poco servivano alla crescita della popolazione. “Patriarcato” era il termine più utilizzato, seguito dalle espressioni "libertà per le donne" e "denunciate al primo episodio!", come se tutto potesse ridursi a quei comandamenti che risolvevano solo i pruriti dei movimenti femministi, senza risolvere il disagio di rapporti umani che non sapevano superare l'egoismo e la possessività delle nuove relazioni. Se non vedi nell’altro la sua missione, non puoi dire di amarlo. Già Hobbes aveva parlato di homo homini lupus, e la modernità l'aveva preso alla lettera: l'uomo è lupo per gli uomini, ignorando che il filosofo parlava di umanità e non di genere. Il funerale della ragazza si era tenuto durante la settimana successiva all'evento, per dare agli investigatori il tempo di fare l'autopsia sul corpo della ragazza, perché al popolo interessava capire se ci fossero state più o meno crudeltà e premeditazione, così che l'assassino potesse essere condannato alla massima pena. Siccome si era vicini alla Pasqua, il parroco, durante l'omelia, provò ad indagare sul rapporto giustizia e perdono. 
- Davanti a queste tragedie ci domandiamo dove si nasconda Dio e facciamo bene, perché solo comprendendo il perdono possiamo svelarlo. Dio è onnipotente nel perdono, non nella storia degli uomini. Quante volte lo tiriamo in ballo sulle tragedie della vita, senza renderci conto che sono tragedie dell’umano; perché Dio ci ama così tanto che ci lascia libertà? È la nostra libertà che uccide! L’unico modo per vincere la nostra libertà è perdonare chi compie il male.
La gente rumoreggiò per mostrare disappunto a quelle parole. Il padre della vittima si alzò in piedi e con le lacrime agli occhi non si trattenne:
- E la giustizia, don… Dove lascia la giustizia? A me hanno ucciso una figlia, quale perdono potrà ridarmela?
Il parroco prima di riprendere con la predica scese fino alla panca dell’uomo e lo abbracciò con amore.
- è più facile condannare che amare. Amare è disumano, perché siamo troppo pieni del nostro egoismo. La natura umana permeata dall’io perde ogni spinta di eros, ogni spinta di amore. Credi che la vendetta ti ridarà la figlia?
Prima che il prete arrivasse all’ambone da dove stava predicando, il padre disse:
- Non la vendetta, ma la giustizia sì!
Il parroco annuì con la testa e continuò il suo pensiero:
- Cos’è la giustizia se non il compimento del perdono? Perdonare significa innalzare la nostra umanità a quell’immagine e somiglianza di cui siamo fatti, ma è la giustizia a corroborarla, perché la giustizia è l’ordine ritrovato.
- Voglio che l’assassino di mia figlia marcisca in prigione – disse il padre della ragazza uccisa.
- Anche il seme marcisce prima di dare frutto – continuò il sacerdote. – Marcire senza scopo invece è brutale. Vogliamo questo dei nostri nemici?
L’assemblea liturgica si azzitti, prese respiro, poi qualcuno osservò:
- Non è forse quello che è successo a Patrizia?
- Non sapremo mai perché è accaduto questo alla nostra concittadina. Il motivo è nel nostro dolore, una sofferenza che non ha risposta, un dolore che nemmeno Dio ci vuole spiegare. Perché dovrebbe farlo, se non attraverso la nostra libertà di fare anche il male?
- Basta con questa storia della libertà! Io non ho ucciso nessuno – gridò il papà di Patrizia.
- La tua correttezza non ti permette di giudicare il male. Qualcuno diceva che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, ma nessuno ci ha detto che siamo sostanza onirica. Siamo soltanto creature che non hanno ancora sperimentato la pienezza dell’essere.
- Quindi dovremmo fare finta che nulla è successo? – chiese il padre. – Non mi piace l’idea di un Dio buono e che non c’entra con le disgrazie della terra.
- Fra poco sarà Pasqua e già entriamo in quella che è la settimana delle settimane. Pensi che Dio non abbia sofferto per la morte del figlio?
- Non sono interessato alla sofferenza di un essere che, in quanto Dio, ha tutte le risposte che gli servono. Io voglio sapere perché tutto questo è successo a Patrizia. È mio il dolore, non di Dio!
- Potrei darti ragione se fossimo soltanto dei sogni, ma in quanto creature, come posso lasciarti parlare? – domandò il parroco. – Senza Dio, credi che il tuo dolore troverebbe giustizia? Forse nella vendetta sì, ma il tuo cuore respirerebbe in parte, perché il male ci prende interamente, ma ci soddisfa soltanto a metà. Dio invece ti soddisfa apertamente in parte, lascia inevase le tue richieste, ma quando ci prende interamente, anche il nostro cuore si compie. Dove sta scritto che la morte in croce fosse l’unica soluzione di Dio? Avete mai letto di un dio potente che muore in croce per salvare le sue creature? C’è solo una scelta da fare: credere che Dio sia Dio o negare che Dio sia onnipotente solo perché ha scelto la croce e con lei la salvezza. O forse abbiamo paura perché la Pasqua è sì resurrezione, ma è soprattutto il risultato di un’equazione che passa dalla croce? Ricordatevi: Pasqua è festa solo se passa dalla croce e tu – disse rivolgendosi al papà di Patrizia, - Dio ti ha dato un’opportunità grande per poter vivere la tua Pasqua.
L’uomo scoppiò in lacrime prima di alzarsi ed inginocchiarsi ai piedi della bara. Poi sussurrando disse: “perdonami, perché non so quello che faccio”.
Il parroco scese nuovamente dall’ambone, aiutò l’uomo a sollevarsi e con la stola viola gli asciugò le lacrime.
L’assassino prese trent’anni di carcere e nemmeno dopo un anno lo trovarono suicida nella sua cella. Sulla branda un solo biglietto: “Chi mi perdona?”