L'INEGNAMENTO DEL PRESIDENTE KENNEDY NEL SESSANTESIMO DELL'ASSASSINIO

22/11/2023 - Franco Mauroner

Il 22 novembre del 1963 John Fitzgerald Kennedy, fu assassinato a Dallas, in Texas: era il 35esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, in carica dal 1961. Nato da una famiglia cattolica di origine irlandese, si laureò all'università di Harvard nel 1937. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si arruolò, comportandosi valorosamente nel Pacifico e venendo insignito della Navy and Marine Corps Medal.
La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei Porci, la Crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la "Corsa allo spazio", gli antefatti della Guerra del Vietnam e l'affermarsi del Movimento per i diritti civili degli afroamericani.
Dopo l'autopsia il corpo di Kennedy fu preparato per i funerali e portato alla Casa Bianca. Domenica 24 novembre la salma fu trasportata alla rotonda del Campidoglio a Washington, dove per tutto il giorno e la notte centinaia di migliaia di persone resero omaggio al presidente.
Il 25 novembre 1963 fu il giorno del funerale e giornata di lutto nazionale. Mentre veniva trasmesso il funerale, le vie delle città erano deserte; scuole, uffici, negozi e fabbriche erano quasi tutti chiusi. Chi rimase aperto consentì di assistere ai servizi commemorativi. Le campane delle chiese suonarono a lutto e in alcune città gli ufficiali di polizia indossarono la fascia nera. Fu ordinato il silenzio nazionale alle 12 per cinque minuti all'inizio del funerale. Mi ricordo, bambino, di averlo visto in tv e mi è rimasto impresso fino ad oggi il cavallo, disarcionato, che seguiva il feretro.
Famose, nel suo discorso di insediamento, furono queste parole: «Non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi; chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese.»
In Italia, il settimanale Epoca, ha avuto il privilegio di poterlo contare tra i suoi collaboratori. Nei tre numeri speciali a lui dedicati, lo ricorda come un caduto per la libertà.
La sua giovinezza ha avuto per l’America e per noi un significato particolare. Simboleggiava e faceva rivivere il mito della “frontiera”. Kennedy nel suo posto, vuoto dopo l’assassinio, costruì il suo profilo nel coraggio. Da Jefferson a Lincoln, da Wilson a Roosevelt aveva appreso la certezza nel trionfo del diritto e il senso altamente religioso che infonde la fede nella libertà. Aveva anche capito che la guerra, con il suo gelido spettacolo atomico, va bandita dal mondo contemporaneo. Seppe quindi incarnare gli ideali più puri della gioventù.
Non tanto la gioventù degli anni, quanto quella dello spirito, che è la sola gioventù dell’uomo, è la stagione che vince ogni miseria.