I GIOCHI DI UNA VOLTA

13/11/2023 - Giuseppe Rischio

La guerra era finita ma i giochi autarchici per noi ragazzi restavano. Ci fu il periodo delle palline di terracotta colorate, i ragazzi più grandi avevano le biglie più grandi di vetro, ricavate dalle bottiglia di gassosa e vincevano sempre sulle palline più piccole nel cerchio.
Altro gioco era tracciare una pista sul terreno e con i tappi in lamiera delle bottiglie, nel cui interno si mettevano le figurine dei campioni di allora (Coppi, Bartali, Cottur ecc.) si creavano interminabili giri d’Italia.
E ancora la lippa  (in dialetto lombardo “La rèla”), saltacavallina, mosca cieca, salto della corda e tiro alla fune ecc. ecc. E la bici? Fino ad una certa età era un miraggio. Appena imparato a salire su quella da uomini, si pedalava a sghimbescio con una gamba sotto la canna e, per imitare il rumore di un motorino, si metteva sulla forcella anteriore, con una molletta, un paio di cartoline o semplici cartoncini che battendo contro i raggi della ruota in movimento, imitavano, si fa per dire, il rumore di un ciclomotore.
Ma quasi tutti i giochi erano misti, anche per le bambine, si badava a stare tutti occupati e nessuno rimaneva solamente a guardare.
Caro direttore, la nostalgia fa brutti scherzi.
Ringrazio per l'ospitalità.