Carissimo direttore,
mi ha molto colpito qualche passaggio di un’intervista che ho letto in questi giorni all’allenatore della Nazionale di calcio della Spagna, neo-campione del Mondo, Luis de la Fuente Castillo. Alla domanda: «Quelli di noi che sono atei rispettano ma non comprendono appieno il rapporto di coloro che hanno fede in Dio. Dov’è Dio e la fede quando c’è una finale e ci vuole assolutamente tutto per vincere?», ecco la sua risposta: «Ti capisco perfettamente perché con gli atei mi succede la stessa cosa, esattamente la stessa cosa. La fede è qualcosa di personale e trasferibile, in questo caso non è incedibile, è trasferibile, ma è personale.
[…] Siccome sono libero e posso scegliere quello che penso di dover fare, ecco che la mia intelligenza e le mie esperienze […], mi invitano a credere in Dio e mi danno molta sicurezza e molta forza».
E poi ancora: «Dammi una ragione per credere in Dio».
Risposta: «Perché altrimenti la vita non avrebbe senso. È qualcosa che devi vivere, che avrebbe dovuto esserti spiegata. Sono religioso perché ho deciso di esserlo. Vengo da una famiglia religiosa, ma per tutta la vita ho avuto molti dubbi e mi sono allontanato dalla religione. Ma a un certo punto della mia vita, ho deciso di rivolgermi di nuovo e di appoggiarmi a Dio per tutto ciò che faccio. Non esiste una, ma mille ragioni per credere in Dio. Senza Dio, nulla nella vita ha senso».
Altra domanda: «A Del Bosque non piace molto che la gente anteponga la sua brava persona ai suoi meriti professionali. Ti succede qualcosa di simile?»
Risposta: «No, no, per niente. Per me essere una brava persona è fondamentale, è un valore aggiunto. Datemi delle brave persone, innanzitutto, e poi dei bravi professionisti.»
Dunque l’intervistatore insiste: «Ma preferisci che la gente dica: ‘è una brava persona, ma un pessimo allenatore’?»
E il mister: «Professionalmente, i risultati ti mettono al tuo posto. La valutazione professionale è soggettiva. Ma quello che penso sia più importante è che ti dicano che sei una brava persona. È meglio vivere facendo il bene che facendo il male, il male non riposa».
Infine: «Se Dio esiste, perché permette tragedie come quella che vediamo a Gaza o in tanti altri luoghi?».
Risposta: «La vita ha queste cose. Dio non è responsabile di questo, sono gli uomini che sono responsabili di ciò che fanno. Sono gli uomini che prendono le decisioni. Si tratta di guardare noi stessi e pensare a cosa stiamo facendo di sbagliato perché accadono queste cose».
Infine, mi piace sottolineare e riproporre ai nostri lettori qualche altra affermazione che De la Fuente Castillo ha avuto modo di esplicitare e che denotano, a mio parere, la sua fede genuina ed edificante, che ne fanno per me e spero per tutti un esempio interessante: «Prego ogni giorno, ma non perché sono a un Mondiale o perché sto cercando di ottenere un determinato risultato (…). Lo ringrazio ogni giorno, ogni giorno quando mi sveglio, per il fatto che sto bene, per il fatto che posso guardarmi allo specchio e dire: “Un altro giorno in cui posso godermi la vita”. Sono grato per queste piccole cose (…) E prego ogni giorno, non per chiedere ulteriore aiuto… sarebbe ingiusto chiedergli di aiutare me e non il mio avversario (…) chiedo altre cose, soprattutto buona salute, e qualsiasi altra cosa mi dia la possibilità di continuare a combattere».
MONDIALI DI CALCIO, LA FEDE DI MISTER DE LA FUENTE CASTILLO
21/07/2026 - Gianni Mereghetti



