IL PAPA A BARCELLONA: «L'INQUIETUDINE È UN DONO DI DIO»

15/06/2026 - Gianni Mereghetti

Papa Leone XIV, parlando ai giovani di Barcellona il 9 giugno ha parlato dell'inquietudine, che tutti vorrebbero rimuovere, come dono di Dio. Ha detto il Papa: "Infatti, tutto ciò che scopriamo, accogliamo e viviamo gradualmente lungo il cammino contribuisce certamente alla nostra crescita, alla nostra maturità e ad ampliare gli spazi di vita dentro di noi; ma, allo stesso tempo, tra le gioie, i successi e le sconfitte, ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di un’altra acqua per dissetarci più profondamente. Il nostro desiderio di verità e di felicità ha bisogno di un orizzonte più ampio. E questa inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato: siamo fatti su misura per l’infinito e per questo ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare, a cercare avanzando, ma, soprattutto, a cercare «scendendo interiormente», cioè andando in profondità. E qui torno alla domanda con due brevi riflessioni. La prima: è necessario coltivare quella sana inquietudine. Nelle nostre società, infatti, l’idolatria del profitto e del rendimento, la frenesia di dover sempre produrre ed essere vincitori, così come il culto della propria immagine, non sono altro che anestetici per addormentare la nostra coscienza e adattarla a una certa idea di società. Quando le persone imparano a fermarsi, a dare valore alle cose importanti, ad apprezzare il tempo in modo nuovo e a riflettere sulla propria vita lasciandosi illuminare dal Vangelo, sviluppano anche un pensiero critico nei confronti di un sistema sociale che non pone la persona al centro e provoca situazioni di ingiustizia e di povertà esistenziali a diversi livelli. Ecco perché l’inquietudine fa paura, così come la scoperta dell’interiorità, della spiritualità e ancor più del Vangelo. Seconda riflessione: è in questo mondo che dobbiamo coltivare l’inquietudine, non in un altro. È all’interno di questa società che tu e tanti altri avete scoperto il valore di una vita più umana, più piena, aperta all’incontro con Dio e alla gioia della fede. Ciò significa che, nonostante le difficoltà, il luogo in cui Dio si fa presente e dove dobbiamo trovare le sue tracce è sempre la realtà in cui ci troviamo. Crediamo che lo Spirito Santo agisca e operi silenziosamente in tutte le situazioni della vita e della storia, anche in quelle che sembrano più difficili. Ma dobbiamo coltivare questa inquietudine e farle spazio; come dicevo, «cercare dentro di noi», cercando di non lasciarci sopraffare dai ritmi e dalle seduzioni esterne, coltivando momenti di silenzio, fermandoci magari qualche minuto al giorno per leggere il Vangelo e parlare con Dio, e cercando anche di percorrere questo cammino interiore insieme ad altri, lasciandoci accompagnare negli itinerari ecclesiali e confrontandoci con i sacerdoti, i religiosi, le persone che come noi hanno intrapreso questo cammino."
E questa strana inquietudine che è dono di Dio e che ci porta a cercare Lui che solo può tenerla viva come domanda di Lui, come tensione dello sguardo a Lui, è l'inquietudine di cui spesso ha parlato Sant'Agostino. "Il nostro cuore è inquieto finché non trova riposo in te" affermava Agostino e lo diceva da uomo affermato, da retore che aveva la stima e il riconoscimento di tutti, ma il successo come succede a tutti non toglieva questa inquietudine che è ricerca sempre di qualcosa di più.
Don Giussani ha espresso questa inquietudine con un augurio, quello di non stare mai tranquilli. Dice nel suo testo "Realtà e Giovinezza La sfida": "A chiusura di una conferenza, non molto tempo fa, mi sono rivolto al pubblico presente – in buona parte giovanile – dicendo: «Vi auguro di non stare mai tranquilli».Concludendo questi spunti introduttivi vorrei ripetere tale augurio ai lettori, sottolineandone brevemente il senso. Coinciderebbe di fatto con una morte dello spirito il venir meno della provocazione che l’ideale per sua natura e funzione opera sul momento presente dell’individuo. Questa provocazione è l’essenza di quella inquietudine che urge l’uomo a penetrare nell’ignoto, così che si può dire che tale ignoto è l’aspetto più affascinante della Grande Presenza. Il provocante ignoto resta tale anche quando l’uomo, graziato, osa dare del «tu» a Esso. " Così per don Giussani questa inquietudine è una tensione al Mistero, a qualcosa che non si ha ma di cui si ha bisogno. Infatti nel suo libro Un evento reale della vita dell'uomo afferma: "la disponibilità è una tensione verso qualcosa che non si ha, di cui si percepisce il bisogno senza poterlo definire, è una inquietudine. La disponibilità è l’espressione di una inquietudine, di quell’inquietudine che si chiama vita. Una cosa viva è inquieta. Allora, c’è un fatto oggettivo, reale, vicino, che si è fatto vicino... Questa è la fede in Cristo: Dio che si è fatto carne, che si è fatto compagno della mia vita, mi ha raggiunto, si è seduto vicino; la mia personalità ne è toccata ed è tutta vibrante, cioè disponibile a un cambiamento che nel tempo avverrà, che nel tempo avviene."
E questa inquietudine è quella che vive Sr. Clare Crockett, una giovane ragazza irlandese che aveva presto lasciato il cattolicesimo e aveva vissuto una giovinezza disordinata, feste, discoteca, alcol, però in questo disordine aveva raggiunto il successo da giovanissima nel mondo televisivo.
Nella Giornata mondiale della Gioventù del 2011 così aveva descritto il suo successo: “Quando avevo 14 anni, già iniziai con un’agenzia di attrici. Avevo un manager. Mi fecero un contratto. Che cosa significa avere un manager? Beh, quando c’è un film o cercano una presentatrice per la televisione, allora ti chiamano e vai lì, fai un provino e ti contrattano o no. Quando avevo 15 anni, ebbi il mio primo lavoro come presentatrice di Canale 4 della televisione dell’Irlanda e dell’Inghilterra. Era un programma la cui traduzione in spagnolo sarebbe “Svegliati!”. Lo trasmettevano la domenica alle 10 e mezzo di mattina. E poi avevo un lavoro come presentatrice in un programma pure dello stesso canale. E quando avevo 17 anni mi chiamarono per essere una presentatrice in un canale molto diffuso che si chiama Nickelodeon. Quando avevo 18 anni girai un film non molto buono. Perciò non dico sempre il nome del film. Un ruolo. Il film si chiama “La Passione”. Il regista era Mel Gibson (ride per la battuta). Era un film non molto buono, non aveva una morale molto buona. Non lo era, era un film politico sull’Irlanda, come ad esempio “Nel nome del Padre”. Di questo genere. Molta violenza. Molta aggressività. Che provoca molto odio. Avevo un ruolo molto piccolo. Perché per essere famosa devi iniziare un po’ alla volta. Non è dalla mattina alla sera che arrivi a Hollywood. Allora, quando avevo 18 anni, ebbi questo ruolo nel film che poi apriva le porte per avere altri ruoli in film più importanti.”
Questa era la vita di Clare nella gioventù, ma in questo successo qualcosa non funzionava, vi è la stessa inquietudine di cui parlano Papa Leone e don Giussani, lo stesso cuore inquieto di Sant’Agostino.
“Io prima avevo tutto – racconta la stessa Clare -: molti amici, un fidanzato, soldi, fama, lo stai facendo molto bene, sei fantastica, un manager che sempre ti dà una pacca sulla spalla: “Andrai molto lontano”. Tuttavia io sentii dentro di me un vuoto molto grande che nulla, nulla, nulla poteva riempire, no.”
Clare apparentemente aveva tutto, aveva raggiunto i vertici di quello che può desiderare una persona così giovane, i suoi sogni sembravano realizzati, ma mancava sempre qualcosa, lei desiderava di più, molto di più.
E' quella inquietudine, quel non essere tranquilli un dono di Dio, se lo si prende sul serio si trova la strada che Gesù sta percorrendo per arrivare ad ogni cuore inquieto.