Gentile direttore,
della processione del Corpus Domini svoltasi settimana scorsa per le vie cittadine di Abbiategrasso mi hanno colpito alcune cose sia in positivo che in negativo. Comincio dal positivo: un clima di grande silenzio, raccoglimento e preghiera che ha accompagnato tutto il gesto e le parole bellissime e profonde di don Diego nell’omelia finale in cui ha esposto con grande chiarezza il significato e il valore della presenza eucaristica di Cristo nella nostra vita. Al contrario, in negativo, mi ha colpito la quasi totale assenza di segni di rispetto per il passaggio del corpo di Cristo lungo il percorso della processione (pochissimi lumini, quasi totale assenza di quadri e teli devozionali). Non credo, però, che questo sia dovuto a indifferenza o ostilità delle persone; credo invece che sia perché ormai ci siamo disabituati a questi gesti della tradizione e quindi non ci facciamo più caso e non ne capiamo più il valore. Sarebbe utile e opportuno che si tornasse a spiegare che cosa significano e che valore hanno. Io credo che se fossero rispiegati alla gente, anche a coloro che sono lontani dalla Chiesa e a chi è straniero o appartiene ad altre religioni, questi gesti verrebbero ripresi o troverebbero attenzione e rispetto.
A fronte di questa esperienza comunque nel complesso molto positiva per la nostra città, devo esprimere il mio rammarico e la mia tristezza per la decisione presa dalla curia di Milano di non tenere all’aperto la processione nel capoluogo, per ridurla ad un gesto compiuto nel chiuso del Duomo, un gesto che della processione eucaristica non ha più nulla. Forse, così è stato detto ufficialmente, ciò è stato fatto per non ostacolare il traffico (che non c’è, in quanto la processione solitamente si svolge in una zona pedonale) e non disturbare i turisti (se Gesù avesse avuto la preoccupazione di non disturbare non sarebbe andato in giro per la Palestina ad annunciare il suo vangelo). Se poi vi era la paura di un clima irrispettoso o ostile al passaggio della processione, dobbiamo ricordare che non c’era certo raccoglimento e rispetto quando Gesù portava la croce sul calvario. C’era chi lo sbeffeggiava, chi rideva, chi faceva altro. Non erano tutti fedeli pii e devoti che si inginocchiavano al suo passaggio. Per anni si è parlato di chiesa in uscita, e invece ci siamo ridotti a una chiesa ben rintanata nelle sua quattro mura. Un vero peccato che speriamo non si ripeta l’anno prossimo!
SULLA PROCESSIONE DEL CORPUS DOMINI
08/06/2026 - Alessandro Grittini



