IL PAPA SEMPRE MISSIONARIO

27/04/2026 - Umberto Masperi

Egregio direttore,
quando un papa, a cominciare da San Paolo VI, compie un viaggio apostolico in terre lontane dove la gente vive i propri valori religiosi (e vorrei sottolineare la parola,spesso dimenticata,“valore”) non lo fa per imporre una nuova conversione, come purtroppo avvenne ai deprecabili tempi dei "conquistadores". L’autentico spirito è quello del Vangelo, riscoperto ed approfondito negli anni del Concilio Vaticano II (1962-65), ad esempio con il decreto Ad Gentes (per questo inizio con la figura di Paolo VI per poi arrivare a papa Leone XIV).
Il nostro papa (alcuni non lo sanno, altri l’hanno dimenticato) prima della sua elezione e consacrazione fu un missionario. Forse oggi pensiamo poco ai missionari eppure, come ricordavo tempo fa, Abbiategrasso ne ha avuti diversi che hanno vissuto per anni in terre lontane: da padre Giancarlo Politi a padre Giancarlo Bossi, da Franca Guidotti a Gilberto Bossi, a padre Gigi Aziani, a suor Ornella Garzetti che è tuttora attiva in Guinea Bissau, a frate Stefano Invernizzi a sua volta impegnato in Russia da ormai molti anni.
Suggerirei di studiare la stupenda figura del gesuita Matteo Ricci (1552-1610)che trascorse gran parte della sua vita in India e poi in Cina, dove si trova, ancora oggi, la sua tomba, assieme a quelle di altri Gesuiti (Pechino, cimitero Tenggong). Matteo Ricci si fece “cinese” con i suoi “fratelli” cinesi, seguendo l’esempio del “primo missionario”, San Paolo, che nella prima lettera ai Corinzi scriveva:«...pur essendo libero da tutti mi sono fatto servo di tutti... mi sono fatto Giudeo con i Giudei... mi sono fatto debole con i deboli... tutto a tutti... Tutto io faccio per il vangelo,per diventarne partecipe con loro».
Io da laico penso sempre ad un papa in viaggio come a colui che ci insegna il “rispetto” per coloro che professano altre forme di religione, ma comprendo che la giusta parola è “amore”, ed è quanto testimonia. In realtà queste due parole sono l’immagine impressa nella mia mente da molti anni quando Giovanni Paolo II, sceso dall’aereo, si inginocchia e bacia il suolo (2 Giugno 1979, ma in questo gesto fu preceduto da Paolo VI (1964 Terra Santa), gesto poi ripetuto in tutti i loro viaggi.