«TRUMP CHI? E GIORGIA CHI?»: DOMANDE CONDIVISE, RISPOSTE ANTICHE

14/04/2026 - Umberto Masperi

Egregio direttore,
la scorsa settimana, rispondendo ad un gentile lettore, (pagina 9 del 10 aprile per l’esattezza), lei  poneva una domanda, anzi due: «Ma Trump chi?»; e subito dopo: «E Giorgia chi?…».
La risposta (o non risposta!) l’hanno data pochi giorni dopo i due “diretti interessati”: mentre infatti papa Leone iniziava il suo viaggio apostolico in Africa, il presidente d’oltreoceano lo accompagnava con le sue dichiarazioni... di buon viaggio: «È un debole, pessimo in politica estera. Dovrebbe darsi una regolata…». Da parte sua, la seconda “diretta interessata” taceva su tale critica la quale , poi, critica non è, ma accusa aperta e blasfemia.
Il viaggio di questi giorni (che non è turistico per essere chiari) è stato preceduto da alcuni interventi, quali la Via Crucis del Venerdì Santo, la liturgia della domenica di Pasqua, la celebrazione della giornata di preghiera per la pace, il successivo sabato 11 aprile… Sono gesti e parole chiare tutt’altro che di persona “debole”,  davanti a centinaia di migliaia di persone (anzi, milioni  se si tiene presente la folla sterminata che ha seguito quei momenti per mezzo delle trasmissioni televisive).
L’Africa è quel continente che nel corso della storia ha subito le più devastanti sofferenze, a partire dalla tratta degli schiavi, il cosiddetto commercio triangolare. E tutte le volte che vediamo cittadini americani di colore, i black , non ci viene da pensare un po’ al passato anche di quella che dovrebbe essere la più “grande” democrazia del mondo occidentale?
Papa Leone è un vero leone nel difendere i più deboli, vittime di certi signori dai quali dipendono i destini dell’umanità.
La tradizione ci ricorda che il primo papa Leone (passato alla storia con il nome di Leone Magno) si presentò davanti ad Attila…
L’accusa del “presidente magnate”, dal passato non tanto trasparente, è la palese manifestazione della sua debolezza.
E nel concludere, sto pensando alla risposta di duemila anni fa alla sua domanda, direttore, che possiamo trarre dal Vangelo secondo Matteo: «Dai loro frutti li riconoscerete».
Ecco, i frutti sono città in fiamme, macerie tra le quali si aggirano persone disperate come fu anche nelle nostre città dopo i bombardamenti del 1940-45, bambini ricoverati, a seguito di interventi di organizzazioni umanitarie, nei nostri ospedali come fu per i mutilatini di don Gnocchi, mamme che seppelliscono i corpicini dei loro cari cui hanno dato, forse pochi anni prima, la vita, in un mondo di morte.
Ripeto anch’io quella sua domanda: «Chi?Chi?». Mentre dal cuore sale l’umile preghiera che accompagna nel suo viaggio il Papa pellegrino.