VANDALI DENTRO L'AREA DELLA "NUOVA MIVAR" SPARANO UN SUPER BOTTO CHE INNESCA L'INCENDIO: VIGILI DEL FUOCO AL LAVORO PER 4 ORE, POI IL BIS IL POMERIGGIO SEGUENTE
La sede mancata dello stabilimento realizzato da Vichi che sognava di trasferirvi la produzione di televisori è diventata bersaglio di bande di ragazzi che si sono aperti un varco nella recinzione e l'hanno eletta a loro parco dei divertimenti

La realtà spesso supera la fantasia. È il caso delle vicende che riguardano la “nuova Mivar”, ovvero il gigantesco complesso fatto costruire dal compianto patron Carlo Vichi negli Anni Novanta al quale si accede da un ponticello che valica il Naviglio di Bereguardo collegando la via Dante (tratto urbano della ex statale 494 Vigevanese nel nucleo abitato di Abbiategrasso) all’Alzaia.
Altro che leggende metropolitane: è emerso, dalla testimonianza di persone vicine all’ambiente della ex fabbrica di televisori e dalle parole dello stesso attuale presidente di Mivar srl, Marco Tacchella, interpellato in merito, che l’immensa area produttiva circondata dal rigoglioso parco voluto dallo stesso Vichi che sognava di trasferirvi le produzioni e di spingere al massimo la sua fabbrica in quel contesto a suo tempo straordinariamente moderno è in effetti, oggi, preda di vandali e delle loro scorribande.
L’episodio eclatante è quello capitato mercoledì sera, 25 giugno scorso, poco dopo le 21. Nel raggio di un chilometro circa, intorno alla sede dello stabilimento mai nato, si è avvertito distintamente un boato compatibile con un’esplosione. Quella che, si è poi intuito, ha innescato un incendio, all’interno dell’area della “nuova Mivar”, che già in prima battuta ha tenuto occupati per quattro ore, fino a quasi l’una e mezza di notte, squadre di vigili del fuoco volontari del Distaccamento di Abbiategrasso. Un rogo dunque innescato in modo doloso, gettando (o piazzando dopo averne acceso la spoletta) un petardo gigante dei tanti ormai in commercio (simile a quello nella foto di repertorio ripresa da un video di youtube), volutamente posizionato nel bel mezzo di bancali carichi di carta che occupavano una vasta area di un cortile interno. Carta che, secondo quanto riferito, consisteva in massima parte in documenti relativi all’attività della Mivar in procinto di essere trasportati in un ambiente sicuro e adeguato all’esigenza del caso.
L’allarme è scattato mercoledì sera quando in tutto il circondario della “nuova Mivar” si è sparso un forte odore di bruciato (che persisteva intorno all’area ancora il mattino seguente almeno fino a mezzogiorno), mentre qualcuno dall’alto e anche da lunga distanza ha notato le fiamme divampate nel cortile, mentre c’è stato anche chi ha scritto sui social segnalando ceneri trasportate dal vento in tutto il quartiere di Castelletto. Vento caldo, le cui folate, frequenti nel corso della serata, hanno alimentato le fiamme. L’intervento dei Vigili del fuoco si è avvalso anche del supporto di tecnici alla guida di scavatrici richiesti di collaborare per cercare di spargere il materiale incendiato allargandolo sul vasto cortile, operazione nella quale però un trattore ha riportato un danno importante ad un pneumatico, motivo per cui si è poi ricorsi all’impiego di un cingolato.
Dopo quattro ore di strenuo lavoro, comunque, i pompieri avevano finalmente avuto ragione del rogo e potevano rientrare considerando che la notte sarebbe trascorsa senza più focolai. Nel corso della mattinata, peraltro, osservando dall’esterno della recinzione che costeggia il Naviglio di Bereguardo in direzione della prima conca, volute di fumo risultavano ancora ben visibili a ridosso dei capannoni. Poi il calore del sole e l’aria ancora mossa hanno fatto il resto, rendendo necessario nel tardo pomeriggio un ulteriore intervento in forze dei Vigili del fuoco, presenti con due mezzi e ancora con il supporto del cingolato per disperdere sul piazzale il materiale residuo a rischio di riprendere a bruciare.
Altro che leggende metropolitane, si diceva all’inizio. Non è infatti la prima volta che si sente dire di misteriose esplosioni provenienti dalla “nuova Mivar” o che si è raggiunti da segnalazioni, sempre un po’ vaghe, di presenze di estranei nel suo recinto. Ma stavolta la conferma è assoluta e ufficiale: bande di vandali hanno infatti trovato il modo di aprirsi un varco nella recinzione, lontano da occhi indiscreti, e dunque sono soliti riversarsi in compagnie più o meno numerose all’interno della proprietà Mivar per andare appunto a vandalizzare tutto quello contro cui ci si possa accanire, strappando ad esempio gli estintori dalle rispettive postazioni per spargerne il contenuto in tutti gli ambienti, sbizzarrendosi in murales e scarabocchi, distruggendo porte interne e spaccando dove passano, fino appunto a lanciare botti fragorosi e, questa volta, così facendo a innescare un incendio che ha tenuto occupate risorse importanti sottratte a possibili casi di emergenza reale e non creata ad arte da persone i cui comportamenti sono inqualificabili.

27/06/2025 - Marco Aziani

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