
Ex Ropal, tutti i numeri del data-center che si svilupperà su un'area di quasi 140 mila metri quadrati, per oltre metà dismessa
Secondo gli Uffici, importanti benefici riguarderanno l'occupazione e i circa 10 milioni tra oneri e compensazioni. Nai: «La Digital Milan 1 utilizzerà sistemi a circuito chiuso per il reffreddamento»
«Data l’importanza del tema», scrivono dalla sede del Comune di piazza Marconi all’inizio di una corposa comunicazione istituzionale. E infatti, il tema è uno dei più attenzionati degli ultimi anni: i data center. E segnatamente un data center in arrivo ad Abbiategrasso. Ecco dunque quel che dal Comune, nel merito, fanno sapere alla cittadinanza, ripercorrendo passi compiuti in particolare da un mese e mezzo a questa parte: «Lo scorso 5 agosto la società Digital Milan 1 Srl ha presentato una proposta di Programma Integrato di Intervento (PII) conforme al vigente PGT. Il progetto, attualmente all’attenzione degli uffici tecnici, propone la rigenerazione dell'area industriale dismessa "Ex Ropal" e la contestuale trasformazione dell'adiacente comparto "TP 9 - Vigevanese", area già classificata come edificabile con destinazione produttiva nel PGT 2010 e confermata in quello ora vigente» .

Primo aspetto messo in luce, dimensiono e portata del progetto in cifre: «Il programma prevede la nascita di un Campus Data Center ad alta tecnologia, sviluppato su una superficie complessiva ed edificabile così articolata: superficie territoriale interessata pari a 138.815 mq totali (72.265 mq nell'area ex-Ropal e 66.550 mq nel comparto TP 9); Superficie lorda (S.L.) di progetto pari a 73.982 mq.
Dati relativi all’architettura dell'impianto: strutturazione in 3 fabbricati con un'altezza massima contenuta entro i 21 metri (due edifici nell'Ex-Ropal e uno nel comparto TP 9). Quanto alla capacità energetica, la connessione elettrica sarà pari a 120 MW e la potenza termica sarà di 468 MW.
Alla voce standard urbanistici troviamo infime la «cessione di aree per creare un margine urbano alberato di almeno 7.000 mq verso la campagna, una fascia verde profonda 80 metri sul fronte sud e l'inserimento per concorrere alla realizzazione dell’anello della maratona prevista dal PGT».
Sempre dal Comune, viene evidenziato il quadro normativo: «Regione Lombardia, con la L.R. 11/2026 e delibere di giunta del 3 agosto scorso ha definito criteri specifici per la localizzazione e la sostenibilità dei data center, privilegiando aree dismesse o sottoutilizzate e introducendo requisiti energetici avanzati (recupero del calore, riduzione del consumo idrico, efficienza energetica). In caso di consumo di suolo non ancora edificato, è prevista una maggiorazione del contributo di costruzione fino al 200 per cento».
Viene altresì specificato, dagli Uffici comunali preposti, che «la concreta realizzazione di un data center richiede una valutazione articolata degli aspetti ambientali e urbanistici in coerenza con la normativa in evoluzione sia nazionale sia regionale. Questo parametro è decisivo per definire il percorso delle autorizzazioni, che che si divide in due macro fasi in successione».
Vediamole nel dettaglio. La prima è quella della pianificazione urbanistica: «L’operatore ha scelto di procedere mediante un particolare tipo di piano attuativo (P.I.I.) per definire con questo strumento tutte le peculiarità e caratteristiche di dislocazione e di incidenza delle opere di urbanizzazione dell’insediamento tecnologico. Contenuti che saranno ben definiti nella convenzione urbanistica. Il piano prima di essere adottato - rimarcano dagli Uffici - deve essere sottoposto all’iter di Valutazione Ambientali Strategiche (VAS). E già in questa fase ogni associazione o portatore di interesse potrà consultare la documentazione completa e presentare osservazioni ufficiali».
Seconda macro fase, quella della autorizzazione del progetto: «Il legislatore nazionale ha introdotto il procedimento unico (D.L. 21/2026), che coordina in un’unica sequenza tutti i titoli necessari alla realizzazione, all’ampliamento e all’esercizio dei data center, riducendo la frammentazione procedurale e integrando le valutazioni ambientali. Il progetto deve però superare la già citata VIA. Per la quale, l’elemento centrale è la potenza termica dei gruppi elettrogeni di emergenza, che determina l’assoggettabilità (ai sensi del D.lgs. 152/2006): tra 50 e 150 MW è prevista la verifica di assoggettabilità, mentre oltre i 150 MW è obbligatoria la VIA».
E per quanto riguarda l’area ex-Ropal e il relativo piano, a che punto siamo?

«La prima fase si è avviata con l’istanza di PII depositata all'indomani della pubblicazione (3 agosto), delle indicazioni operative della Legge Regionale 11/2026 sui Data Center garantendo il pieno inserimento del progetto in un quadro normativo chiaro e ben definito. Trattandosi di un'opera di rilevanza strategica, l'iter non sarà gestito dal solo Comune, ma seguirà un rigoroso controllo multilivello che prevede anche una “cabina di regia” regionale: il percorso di autorizzazione vedrà il coordinamento diretto di Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, ARPA e dei gestori dei servizi a rete (idrica ed elettrica) per analizzare l'impatto cumulativo sul territorio».
Inevitabile, di conseguenza, analizzare gli aspetti ambientali. E su questi c’è innanzitutto una dichiarazione del sindaco, Cesare Nai (che fin dall’inizio della legislatura ha rivestito anche il ruolo di assessore all’Urbanistica): «Allo stato attuale - dichiara Nai - non si hanno elementi dettagliati rispetto alla tecnologia che sarà impiegata (si tratta - specifica il primo cittadino - di informazioni che entreranno in un secondo tempo a far parte dell’istruttoria); tuttavia, a fronte di un articolo uscito nei mesi scorsi su un quotidiano nazionale, la società in questione si è esposta, anticipando che per il raffreddamento dei server si utilizzeranno sistemi a circuito chiuso che impiegano fluidi refrigeranti, evitando il prelievo continuativo di acqua dalla falda e scongiurando così l'innalzamento della relativa temperatura. Inoltre - conclude il sindaco di Abbiategrasso - l'operatore adotta policy aziendali che prevedono esclusivamente l'acquisto di energia da fonti rinnovabili».
In conclusione, invece, dagli Uffici comunali vengono messe in luce quelle che sono indicate come ricadute per il territorio, sottintendendo che si tratti di aspetti positivi per la collettività: «Un investimento di tale portata sul territorio comunale - scrivono dal Comune - oltre a rigenerare un’area industriale da anni dismessa e sottoutilizzata porterà anche ricadute economiche-occupazionali sia nella fase di costruzione (attività edilizia), che in quelle di funzionamento (occupazione specializzata nell’insediamento) e di mantenimento dell’impianto (occupazione qualificata per attività di sicurezza e costante manutenzione)».

Altri vantaggi si prospettano secondo l’amministrazione comunale sul fronte dei benefici per le casse dell’ente, con tutto quello che ne dovrebbe conseguire in termini di iniziative e servizi: «La convenzione urbanistica definirà cessioni e monetizzazioni degli standard (4.575 mq di parcheggi, opere a scomputo per circa 135.000 euro), mentre le entrate stimate sono nell’ordine di complessivi 10 milioni circa: 6 milioni di euro per oneri di urbanizzazione e 4 milioni di euro per compensazioni vincolate a opere di riqualificazione ambientale».
Non è tutto, secondo gli Uffici comunali: si prospetterebbe infatti anche un’ipotesi di sfruttamento del calore con teleriscaldamento per la città, in quanto «primari operatori energetici nazionali stanno iniziando a studiare la fattibilità tecnica del recupero del calore di scarto anche del Data Center, utile ad alimentare una rete di teleriscaldamento a servizio di edifici pubblici e abitazioni private dell’intera rete urbana».
Dal Comune fanno infine sapere che «per accedere alla successiva fase realizzativa, l’iter dovrà concludersi con la sottoscrizione della convenzione urbanistica nella quale dovranno essere definite la cessione degli standard urbanistici e le opere a scomputo» e riguardo lo stato dell’iter viene specificato che «ha preso avvio la fase di Pianificazione urbanistica», per cui «ora il piano sarà sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, con possibilità per cittadini e associazioni di presentare le loro osservazioni».
16/09/2026 - Marco Aziani

Primo aspetto messo in luce, dimensiono e portata del progetto in cifre: «Il programma prevede la nascita di un Campus Data Center ad alta tecnologia, sviluppato su una superficie complessiva ed edificabile così articolata: superficie territoriale interessata pari a 138.815 mq totali (72.265 mq nell'area ex-Ropal e 66.550 mq nel comparto TP 9); Superficie lorda (S.L.) di progetto pari a 73.982 mq.
Dati relativi all’architettura dell'impianto: strutturazione in 3 fabbricati con un'altezza massima contenuta entro i 21 metri (due edifici nell'Ex-Ropal e uno nel comparto TP 9). Quanto alla capacità energetica, la connessione elettrica sarà pari a 120 MW e la potenza termica sarà di 468 MW.
Alla voce standard urbanistici troviamo infime la «cessione di aree per creare un margine urbano alberato di almeno 7.000 mq verso la campagna, una fascia verde profonda 80 metri sul fronte sud e l'inserimento per concorrere alla realizzazione dell’anello della maratona prevista dal PGT».
Sempre dal Comune, viene evidenziato il quadro normativo: «Regione Lombardia, con la L.R. 11/2026 e delibere di giunta del 3 agosto scorso ha definito criteri specifici per la localizzazione e la sostenibilità dei data center, privilegiando aree dismesse o sottoutilizzate e introducendo requisiti energetici avanzati (recupero del calore, riduzione del consumo idrico, efficienza energetica). In caso di consumo di suolo non ancora edificato, è prevista una maggiorazione del contributo di costruzione fino al 200 per cento».
Viene altresì specificato, dagli Uffici comunali preposti, che «la concreta realizzazione di un data center richiede una valutazione articolata degli aspetti ambientali e urbanistici in coerenza con la normativa in evoluzione sia nazionale sia regionale. Questo parametro è decisivo per definire il percorso delle autorizzazioni, che che si divide in due macro fasi in successione».
Vediamole nel dettaglio. La prima è quella della pianificazione urbanistica: «L’operatore ha scelto di procedere mediante un particolare tipo di piano attuativo (P.I.I.) per definire con questo strumento tutte le peculiarità e caratteristiche di dislocazione e di incidenza delle opere di urbanizzazione dell’insediamento tecnologico. Contenuti che saranno ben definiti nella convenzione urbanistica. Il piano prima di essere adottato - rimarcano dagli Uffici - deve essere sottoposto all’iter di Valutazione Ambientali Strategiche (VAS). E già in questa fase ogni associazione o portatore di interesse potrà consultare la documentazione completa e presentare osservazioni ufficiali».
Seconda macro fase, quella della autorizzazione del progetto: «Il legislatore nazionale ha introdotto il procedimento unico (D.L. 21/2026), che coordina in un’unica sequenza tutti i titoli necessari alla realizzazione, all’ampliamento e all’esercizio dei data center, riducendo la frammentazione procedurale e integrando le valutazioni ambientali. Il progetto deve però superare la già citata VIA. Per la quale, l’elemento centrale è la potenza termica dei gruppi elettrogeni di emergenza, che determina l’assoggettabilità (ai sensi del D.lgs. 152/2006): tra 50 e 150 MW è prevista la verifica di assoggettabilità, mentre oltre i 150 MW è obbligatoria la VIA».
E per quanto riguarda l’area ex-Ropal e il relativo piano, a che punto siamo?

«La prima fase si è avviata con l’istanza di PII depositata all'indomani della pubblicazione (3 agosto), delle indicazioni operative della Legge Regionale 11/2026 sui Data Center garantendo il pieno inserimento del progetto in un quadro normativo chiaro e ben definito. Trattandosi di un'opera di rilevanza strategica, l'iter non sarà gestito dal solo Comune, ma seguirà un rigoroso controllo multilivello che prevede anche una “cabina di regia” regionale: il percorso di autorizzazione vedrà il coordinamento diretto di Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano, ARPA e dei gestori dei servizi a rete (idrica ed elettrica) per analizzare l'impatto cumulativo sul territorio».
Inevitabile, di conseguenza, analizzare gli aspetti ambientali. E su questi c’è innanzitutto una dichiarazione del sindaco, Cesare Nai (che fin dall’inizio della legislatura ha rivestito anche il ruolo di assessore all’Urbanistica): «Allo stato attuale - dichiara Nai - non si hanno elementi dettagliati rispetto alla tecnologia che sarà impiegata (si tratta - specifica il primo cittadino - di informazioni che entreranno in un secondo tempo a far parte dell’istruttoria); tuttavia, a fronte di un articolo uscito nei mesi scorsi su un quotidiano nazionale, la società in questione si è esposta, anticipando che per il raffreddamento dei server si utilizzeranno sistemi a circuito chiuso che impiegano fluidi refrigeranti, evitando il prelievo continuativo di acqua dalla falda e scongiurando così l'innalzamento della relativa temperatura. Inoltre - conclude il sindaco di Abbiategrasso - l'operatore adotta policy aziendali che prevedono esclusivamente l'acquisto di energia da fonti rinnovabili».
In conclusione, invece, dagli Uffici comunali vengono messe in luce quelle che sono indicate come ricadute per il territorio, sottintendendo che si tratti di aspetti positivi per la collettività: «Un investimento di tale portata sul territorio comunale - scrivono dal Comune - oltre a rigenerare un’area industriale da anni dismessa e sottoutilizzata porterà anche ricadute economiche-occupazionali sia nella fase di costruzione (attività edilizia), che in quelle di funzionamento (occupazione specializzata nell’insediamento) e di mantenimento dell’impianto (occupazione qualificata per attività di sicurezza e costante manutenzione)».

Altri vantaggi si prospettano secondo l’amministrazione comunale sul fronte dei benefici per le casse dell’ente, con tutto quello che ne dovrebbe conseguire in termini di iniziative e servizi: «La convenzione urbanistica definirà cessioni e monetizzazioni degli standard (4.575 mq di parcheggi, opere a scomputo per circa 135.000 euro), mentre le entrate stimate sono nell’ordine di complessivi 10 milioni circa: 6 milioni di euro per oneri di urbanizzazione e 4 milioni di euro per compensazioni vincolate a opere di riqualificazione ambientale».
Non è tutto, secondo gli Uffici comunali: si prospetterebbe infatti anche un’ipotesi di sfruttamento del calore con teleriscaldamento per la città, in quanto «primari operatori energetici nazionali stanno iniziando a studiare la fattibilità tecnica del recupero del calore di scarto anche del Data Center, utile ad alimentare una rete di teleriscaldamento a servizio di edifici pubblici e abitazioni private dell’intera rete urbana».
Dal Comune fanno infine sapere che «per accedere alla successiva fase realizzativa, l’iter dovrà concludersi con la sottoscrizione della convenzione urbanistica nella quale dovranno essere definite la cessione degli standard urbanistici e le opere a scomputo» e riguardo lo stato dell’iter viene specificato che «ha preso avvio la fase di Pianificazione urbanistica», per cui «ora il piano sarà sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, con possibilità per cittadini e associazioni di presentare le loro osservazioni».
© Riproduzione riservata




