Carissimo direttore, in questo sedicesimo anniversario della salita al cielo del Servo di Dio, don Luigi Giussani, mi torna alla mente quando l'ho conosciuto, all'Università Cattolica alla fine degli anni sessanta in un periodo in cui il virus era l'ideologia, un virus che ti contagiava pericolosamente attaccando la tua umanità. In quell'Università in cui l'ideologia imperversava le lezioni di don Giussani erano uno spazio di grande libertà. In quell'ora si respirava un'aria pulita, fresca a pieni polmoni. Ciò che lui insegnava era il Senso religioso, allora un piccolo libretto, non quello che c'è oggi che è il quadruplo, ma soprattutto lì in quell'ora io ho trovato una cosa nuova che mi ha segnato per tutta la vita. Ciò che mi colpiva di don Giussani è che lui cercava in ogni cosa un lato positivo, perfino quando quelli di sinistra gli facevano obiezioni per metterlo in difficoltà lui non li ridicolizzava o non li considerava come faceva la quasi totalità degli insegnanti, anzi lui li ascoltava e cercava un positivo dentro le loro obiezioni. Questo mi ha colpito da subito di lui, che arrivava in classe con la sua cartelletta, tirava fuori dei fogli e cominciava da noi, soprattutto dalle nostre domande. Una cosa unica, tutti, tutti i professori partivano da loro, anche quelli ben intenzionati, lui invece guardava in faccia noi e ci chiedeva che domande ci eravamo portati in classe, sulle nostre domande costruiva la lezione. Io ho trattenuto nella mente e

nel cuore questo sguardo positivo a me e a tutti e a tutto, e me lo sono chiesto e continuo a chiederlo per me! Oggi questo lo sento quanto mai importante, oggi in questo anno di pandemia dove con facilità estrema mi lascio prendere dall'amarezza e dalla delusione, oggi don Giussani me lo sento appresso a sostenermi nel ripartire ogni giorno da un positivo, perchè tutto è buono, tutto è per me. Don Giussani questo lo ha detto e scritto molte volte, vi è un passo del suo libro Affezione e Dimora che lo esprime con grande forza persuasiva, là dove dice: " È un positivo quello da cui può partire tutto. È solo un positivo. Provate a pensare se c'è un fenomeno che dovrebbe essere più negativo, più vuoto, più arido della parola « domanda » : è come se la parola « domanda » fosse tutta vuota! Prendere coscienza, invece, del fatto che tutto quel che io posso fare è domandare, fa intravedere la domanda come una grande impotenza chiamata all'abbraccio del divino. Quello da cui si parte è un bene." La memoria di don Giussani oggi è un aiuto a vivere dentro la contingenza del covid con uno sguardo al positivo, certo che la domanda che vibra nel cuore porta a scoprirlo e a trarne le conseguenze. Sì, perchè non basta dire che vi è il positivo, bisogna trarne le conseguenze, come sempre in Affezione e Dimora il Servo di Dio don Luigi Giussani afferma in modo chiaro: "È superficialità il tremore che ti

viene dopo aver detto: « Son certa, questo è positivo» . Dici: «Questo è positivo» e ti arresti. Ma, se è positivo, vuol dire che tu stai facendo un passo di più dentro il mistero della tua felicità. È questo che non fai. Rimani superficiale nell 'uso della positività; non è superficiale la positività che vedi nelle cose! Perché Iddio ti ha collocata in una posizione sociale e religiosa per cui ti è facile intuire che tutto è positivo, ti ha collocata così per aiutarti. È come se tu dicessi: «Tutto è positivo» , e allora Dio ti dice: «Cammina, trai le conseguenze da questo! »."