Quanto sia difficile trovare il sostituto per un medico di famiglia che termina la propria attività professionale lo dimostra la vicenda del dottor Ezio Vitaloni, raccontata qualche mese fa sulle pagine di OL. Vitaloni è andato in pensione il 31 marzo scorso per raggiunti limiti di età: una scadenza assolutamente prevedibile, quindi, con la conseguente necessità di trovare per tempo qualcuno che prendesse il suo posto. Quindici giorni prima del collocamento a riposo, però, al medico abbiatense l’Ats ha riferito che alle numerose mail spedite per cercare il suo successore non aveva risposto nessuno. Da qui la proposta: continuare a lavorare a condizioni che, una volta fatte le debite verifiche amministrative e fiscali, si sarebbero tradotte in un taglio del 30% dello stipendio percepito. In alternativa, la richiesta di affittare il proprio studio: ipotesi entrambe respinte al mittente dal Vitaloni, che ha preferito tenere per sè i locali in cui, eventualmente, continuare ad esercitare. Dei 1200 suoi pazienti, intanto, qualche centinaio si erano accasati presso altri professionisti, ma la maggioranza era rimasta in attesa di un nuovo medico di base. Che però non è arrivato, tant’è vero che il penultimo giorno di lavoro al diretto interessato è stato comunicato ufficialmente che il sostituto non è stato trovato. La soluzione? Concedere ai “massimalisti” (i medici di famiglia che hanno raggiunto il tetto dei 1.500 mutuati) di derogare questo numero massimo, arrivando fino a 1.800 pazienti; previo, ovviamente, il loro benestare, tutt’altro che scontato soprattutto in periodo di pandemia e quindi di carichi di lavoro particolarmente pesanti. Era stato proprio il dottor Vitaloni a spiegare al nostro giornale perché i bandi per cercare i sostituti, strutturati in base al minimo sindacale, non riscuotono l’interesse dei giovani professionisti: «Se ipotizziamo 4 mila euro lordi al mese per un medico nuovo, che deve affittare uno studio, attrezzarlo e far fronte alle spese, non dobbiamo stupirci se non viene nessuno. Un conto è una sostituzione per un periodo anche lungo, per il quale – per esempio – si può utilizzare lo studio del titolare, un altro è partire da zero. Quanto tempo si impiega a recuperare un minimo di pazienti, specie se quelli del professionista che va in pensione si sono già “accasati” presso altri? Abbiategrasso è sempre stata una buona piazza, si lavora in un contesto tranquillo e gradevole, ma ormai questo non basta più».