Medici di base, o di famiglia, o di medicina generale: la definizione cambia, ma - tranne in casi eccezionali - sono sempre loro l’interfaccia tra la popolazione e il sistema sanitario nazionale. Ovvio, quindi, che guardino con grande attenzione, e anche una certa preoccupazione, alla riforma della legge 23, che dovrebbe ridefinire le funzioni della medicina territoriale e, quindi, anche il loro ruolo. Con la consapevolezza di un punto di partenza quanto mai delicato: «Quella del medico è una figura professionale di cui c’è carenza a tutti i livelli - afferma il dottor Giampiero Montecchio, presidente dell’Associazione Medici dell’Abbiatense- Magentino - Sappiamo bene delle criticità dell’ospedale di Abbiategrasso, che originano proprio dalla difficoltà a reperire specialisti, a cominciare dai rianimatori. La ripresa dei servizi non può prescindere dalla presenza di questi operatori: per effettuare una tac con mezzo di contrasto o una colonscopia deve esserci un anestesista. Battersi per difendere il “Costantino Cantù” è fondamentale, ma comporta la necessità di affrontare e risolvere problemi che vanno al di là della situazione locale. Fatta questa premessa, l’impatto della pandemia è stato pesantissimo sui medici di medicina generale. Al di là degli oltre 200 colleghi deceduti, in maggioranza medici di base, il covid ha comportato condizioni lavorative particolarmente stressanti che si sono protratte per mesi e mesi. Per ogni paziente covid ricoverato in ospedale ce n’erano una ventina curati a casa, seguiti in prima istanza dal medico di famiglia, che tra l’altro ha ricevuto il protocollo delle cure domiciliari soltanto nel dicembre scorso, quasi alla fine della seconda ondata. Se a questo aggiungiamo la normale attività di un professionista che segue 1000-1.500 persone, aumentata in questo periodo - oltre che dal carico burocratico - da richieste di informazioni, attività di sensibilizzazione e quant’altro, si capisce che abbiamo passato, e stiamo passando, un periodo molto pesante. E’ il motivo per cui ai professionisti che sono andati in pensione per raggiunti limiti di età se ne sono aggiunti altri che hanno scelto di anticipare la loro uscita dal mondo del lavoro. E sarà davvero difficile sostituirli, tant’è vero che l’Asl è arrivata a proporre di ridistribuire i pazienti rimasti senza medico di base anche tra i massimalisti, ovvero coloro che avevano già raggiunto il numero massimo di pazienti, concedendo una deroga a questo limite». Il motivo è semplice: mancano i medici, e mancano ancor di più i giovani che si indirizzano alla medicina generale: «Molti neolaureati sono impegnati nelle attività dei centri vaccinali o nelle Unità speciali di continuità assistenziale - prosegue Montecchio - Entrare nella medicina di famiglia, poi, comporta degli investimenti: bisogna avere a disposizione uno studio e le strutture necessarie, cosa che ai colleghi ospedalieri non è richiesto. Ecco perché gran parte dei giovani colleghi sceglie specialità diverse». Per aumentare l’appeal della medicina di base, qualche idea c’è: «Un supporto amministrativo sarebbe molto utile - rileva ancora il presidente dell’Ama - Perdiamo molto tempo con pratiche che poco hanno a che fare con la clinica. Faccio l’esempio del green pass: chi è in difficoltà per ottenerlo, perché non ha competenze digitali e non può contare su un aiuto della famiglia, viene invitato a rivolgersi al medico di base. Aggiungo che noi non abbiamo un aggiornamento in tempo reale dei nostri assistiti che si vaccinano, per via della legge sulla privacy: poi lo veniamo a sapere direttamente dal paziente, ma anche questa è una difficoltà evitabile. Tanto più che stiamo facendo un grosso lavoro sia vaccinando i nostri pazienti che non possono essere spostati, sia di consulenza (attraverso un contatto diretto, per via telematica, tramite mail...) per far capire l’importanza dei vaccini. L’hub in fiera, che sta funzionando molto bene, è nato sulla spinta dei medici di base che avevano chiesto uno spazio per somministrare il vaccino antinfluenzale». Contro il covid, il vaccino è l’arma più efficace: «Se non ci fosse saremmo nella stessa situazione dell’ottobre scorso, con gli ospedali alla soglia del collasso. Se in Inghilterra, nonostante il numero dei contagiati, le rianimazioni non stanno scoppiando bisogna ringraziare il vaccino. Solo chi ha completato il ciclo con la seconda dose può stare tranquillo, sapendo che se si ammalerà la sua malattia non si svilupperà in forma grave. La variante delta, in particolare, è molto più contagiosa del virus “normale” e chi non è vaccinato rischia grosso».