Con la presente lettera la nostra famiglia intende esprimere il profondo dolore, il senso di rabbia e di impotenza per questo ennesimo rinvio dell'apertura delle scuole, inizialmente previsto in data 7 gennaio 2021, poi spostato quasi all’ultimo giorno al 11 e poi ancora posticipato dalla Regione al 25 gennaio». Inizia così a lettera di due genitori abbiatensi che hanno deciso di prendere di petto la situazione, convinti come sono che la scuola, l’istruzione, le implicazioni sociali ed educative del frequentare ambienti e volti, aule, insegnanti e compagni di classe siano un tale fondamento per la crescita dei ragazzi ed un tale investimento sulla costruzione della classe dirigente di domani, da dover per forza e con forza reagire senza più subire decisioni troppo spesso dal sapore di essere calate dall’alto sulla testa di studenti e famiglie. I due coniugi, Lara Beretta e Alessandro Cattaneo, ci mettono la faccia e i propri nomi senza cedimenti alla preoccupazione di esporsi al pubblico giudizio e anzi invitano, nella parte finale del loro scritto, anche tutte le altre persone sensibili alla questione a scrivere a loro volta, a far sentire la propria voce, a schierarsi apertamente al fianco dei rispettivi figli anche per rispondere il più concretamente possibile alle loro più che legittime aspettative. Ma torniamo alla loro lettera, tutta da seguire e da condividere: «Siamo genitori di due ragazze che frequentano le classi prima e seconda del liceo scientifico all’Istituto Bachelet. Le nostre figlie ormai si avviano a completare quasi un anno solare di Didattica a Distanza, praticamente quasi due anni scolastici pesantemente condizionati ... se non vogliamo dire persi... Vediamo le nostre figlie impegnarsi nello studio più che possono, anche con discreti risultati, rinunciare ad uscire con gli amici per non rischiare occasioni di possibile contagio, rinunciare all'attività sportiva agonistica nella speranza che questi sacrifici permettano almeno di riprendere la scuola in presenza. Contemporaneamente però - proseguono Lara e Alessandro - a causa di questi continui rinvii nella ripresa scolastica in presenza, vediamo anche sgretolarsi la loro fiducia nella nostra società di adulti, nella nostra capacità di tenere sotto controllo o almeno di limitare i problemi che la vita ci pone sempre davanti. Loro ci guardano, ci sentono discutere, ascoltano gli argomenti in televisione e nei talk show serali e ci chiedono come mai la scuola sia così poco considerata e non sia al centro del dibattito pubblico, al pari dei vaccini e delle statistiche del contagio. E noi ci vergogniamo, perché non sappiamo dar loro una risposta che sia convincente... ». Una situazione che genera crescenti perplessità e che spinge questi genitori, si suppone al pari di molti altri, ad interrogarsi sui motivi spesso incomprensibili a monte di questa situazione: «Continuiamo a non capire - scrivono infatti i genitori delle due liceali - la motivazione per cui solamente la scuola sia sospesa, mentre molte altre attività anche non essenziali siano state fatte ripartire anche parzialmente. Sembra banale dirlo, ma la scuola rappresenta l'unico vero investimento che non deve essere in alcun modo trascurato».

Anche perché, a conferma, fuori dall’Italia un’attenzione in più c’è, anche là dove la situazione generale è più delicata: «Quasi tutti gli altri Paesi europei hanno tenuto le scuole aperte in presenza, magari con qualche interruzione - aggiungono gli autori della lettera - ma di sicuro nessuno ha chiuso le scuole per così tanti giorni come l’Italia». Da qui il loro appassionato appello, rivolto a noi del giornale e a molti altri interlocutori sollecitati tutti insieme a collaborare alla loro “battaglia” che desiderano fortemente possa essere condivisa da quanta più gente possibile: «Vi chiediamo - scrivono in conclusione - di portare questa importantissima questione al centro del dibattito politico e sociale, e di tenerlo vivo finché i politici di ogni livello, di opposizione e di maggioranza, non trovino soluzioni concrete che permettano di tornare a scuola. Ora! Non c’è tempo da perdere. Aiutateci a sottolineare l'importanza della questione, tramite i social, inoltrando questa lettera o meglio ancora scrivendone una migliore voi stessi. Poi inviandola a redazioni di giornali, a politici locali e nazionali, ai presidi e agli insegnanti dei vostri figli, diffondendola in qualunque modo pensiate possa essere utile. Grazie». È quanto stiamo facendo. E i primi frutti si cominciano a vedere...